Povero Giorno della Liberazione

A poche ore dai festeggiamenti per il 25 aprile, Roma è ancora divisa a causa della presenza di frange ProPal (con bandiere Palestinesi) tollerata da parte dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Non posso che soffermarmi su di un esempio a me caro, come quello di mia madre Eva Fischer, che arrivata nel 1943 a Bologna sotto falsa identità, da un campo di raccolta italiano nell’Adriatico, collaborò col Partito d’Azione e per questo fu nominata membro ANPI ad honorem.  Durante la guerra perse 34 familiari (padre compreso) per mano dei nazifascisti. Eva non si considerava neanche partigiana: si limitava – a suo dire – solo ad entrare nei cinema e nei teatri per affiggere manifesti di lotta contro i nazifascisti. (Nella foto la vedete con la Brigata Ebraica dell’esercito alleato, nell’immediato dopoguerra).

Non credo che l’odierna visione politicizzata abbia dei leciti valori per festeggiare il Giorno della Liberazione dai fascisti e dai nazisti. Non vi erano arabi (oggi chiamati palestinesi) fra le truppe alleate che liberarono l’Italia al fianco degli Alleati, non vi erano arabi che a Tel-Aviv suonarono con Toscanini per allertare il mondo occidentale su cosa stava succedendo nei paesi conquistati dal Terzo Reich; vi furono invece persone come il gran Mufti di Gerusalemme (zio di Yasser Arafat) che sorrideva al fianco dell’amico Adolfo.

Non esisteva quella bandiera che domani vorrebbe sfilare a ricordo della lotta per l’Italia libera e se gli abitanti del protettorato inglese della Palestina sorto dopo la caduta dell’Impero Ottomano, furono erroneamente chiamati palestinesi, erano sia arabi che ebrei, cristiani e di altri popoli o religioni. La Palestina di oggi è praticamente quella creatasi dopo che l’Egitto e la Giordania non hanno rivoluto le terre di Gaza e della Cisgiordania a seguito dei rispettivi accordi di pace con Israele.

Non è storia del 1945 questa, da tramandare alle giovani generazioni italiane: non sono questi i valori che hanno contribuito alla nascita della Repubblica Italiana e della democrazia. Accettare i ProPal è come voler esibire una bandiera delle Brigate Rosse o della mafia, visto che in comunella con i “palestinesi”, hanno sparso sangue in Italia e non certo per la libertà.

Mi auguro che quello dell’ANPI sia solo un colpo di sole.

By Alan David Baumann

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